Sincerità (?) a orologeria

Alcuni artisti e accademici hanno uno strano istinto (non scommetterei che sia scaltrezza o intelligenza) che li porta, per quelli che sono in grado di farlo, ad eccellere prima di dire chiaramente qual è la loro visione del mondo.

Ché se la dicessero prima, col cazzo che qualcuno darebbe loro il tempo di eccellere. Non perché gli verrebbe impedito con la forza di farlo ma perché una parte comunque consistente di pubblico/utenza/quel che l’è li boicotterebbe sistematicamente e a prescindere.

Il che comunque dice molto anche della sincerità delle loro intenzioni e della loro purezza, nel momento in cui poi “si concedono di dire tutto quello che pensano, come lo pensano.”

Rimane qualcosa di secondario, rispetto al portare a casa un certo tipo di risultato/gratificazione.

Non è tanto un “ci credono” quanto un “ci crederanno, quando lo riterranno opportuno, (ma) non prima.”

Educazione Cinica

Se starete in giro, letteralmente, in mezzo alla gente abbastanza a lungo, scoprirete che l’educazione o la maleducazione, il comportamento appropriato o inappropriato si disinteressano e forse si fanno anche beffe dei vostri criteri e allora potrete osservare come la cartaccia in terra la butta la persona ben vestita, curata e attenta al suo aspetto esteriore, mentre la compostezza nel muoversi e nell’agire, il fare quei quattro passi (ma pure dieci) in più per raggiungere un cestino dei rifiuti possono appartenere a persone che quelle di prima, in quel cestino, ci butterebbero.

Ma che ne sai, te?

Il prossimo reality sarà “Il grande fardello” e vedrà partecipare molte persone alle prese con vite che immancabilmente a loro sembrano complicate, dure, al limite della sopportazione ma agli altri partecipanti, in genere, sembreran più semplici delle loro, che provocatoriamente offrono in cambio.

Il pubblico a casa detesterà tutti e non sarà affatto semplice trovare un vincitore.

Sostituzione di menzogna

Si parla di effetto gazebo quando invece di costruire davvero una struttura dove trascorrer del tempo all’aperto ma pure un po’ al riparo, se ne costruisce solo lo scheletro, assicurando poi a chi vi entra che servirà senz’altro allo scopo.

Lo si usa in alcuni test, alternandolo alle strutture fatte a regola d’arte, per saggiarne l’efficacia, prima di avviarne la produzione sul mercato degli esterni.

Chi scrive non può steccare

Viviamo in un’epoca social che sta dando grande importanza e inevitabilmente visibilità ai contenuti video. Questo comporta che lo sconosciuto appassionato di musica o canto, che pensi o sappia di avere un qualche talento o che comunque sia disposto a mettersi alla prova sia avvantaggiato rispetto a chi abbia analoghe passioni e capacità, nella scrittura.

Chi produce musica (o canto) sarà a suo agio col formato che viene favorito adesso perché seppure fosse di indole schiva, riservata ha comunque l’impostazione mentale giusta per accettare di doversi far sentire da un pubblico. Anche il fatto che vengano offerti spazi pubblici (mezzanini della metro, licenze per esibirsi sul suolo pubblico nelle piazze, etc) a chi voglia esibirsi va in questa direzione.

Chi scrive invece ha meno ribalte a disposizione ma, soprattutto, non può esimersi dal doversi creare un pubblico in modo più invasivo e, per questo, potenzialmente fastidioso. Quindi è una partenza ad handicap, perché di chi suona o canta, se ci si imbatte in un video si è curiosi di sentir cosa propone, c’è una predisposizione d’animo migliore. Sulle cose scritte, invece, l’approccio è diverso, più ostile, potremmo dire. Una cosa banale eppure significativa è che la musica si può fruire anche facendo altro, anche a occhi chiusi, letteralmente. Sembra proprio molto più facile averci a che fare, rispetto all’impegno che richiede leggere, soprattutto se dovesse capitare che i testi proposti siano lunghi e l’amara consapevolezza che se non catturi l’attenzione nelle prime due parole o sbagli un passaggio, probabilmente hai già perso il lettore. Al contrario del musicista o del cantante, che una nota possono anche perderla, se il prima e il dopo rimane di buon livello. Avrà a che fare con la velocità del flusso diversa.

Naturalmente non è colpa di nessuno, è solo così che vanno le cose. Suscitare emozioni al pari di ciò che appaga l’orecchio è più difficile in partenza, specie in ambiti generici. Occorre intrupparsi in contesti specifici, specialistici e attrarre un pubblico che è ricettivo proprio perché frequenta quei contesti specifici e specialistici. Salvo che ormai non si sa bene quali siano, social a parte. Che dovevano essere solo la grande distribuzione (come i supermercati) che raramente offrono l’eccellenza della bottega artigianale e invece sembrano esser diventati l’unico luogo possibile dove esibirsi.

L’equivalente dello youtuber (non solo in musica, anche nella recitazione o nella divulgazione di qualche materia, persino, tecnica) che inizia con pochi mezzi e poi diventa azienda non lo si troverà forse mai, in ambito scrittura, quale che sia il genere.

Per assurdo avrebbe più possibilità uno che legge o declama cose scritte da altri, che chi le scrive, se si limita a scriverle.

E andando a vedere come poi son andate le cose ad alcune aziende nate dal basso, come Amazon, che oggi guadagna più per tutto quello che è oltre ed altro rispetto a quel che facevano all’inizio (spedizioni), sarebbe quasi lecito aspettarsi che (ribaltando la spinta iniziale) uno scrittore sia costretto ad eccellere in medicina, architettura o danza classica, nella speranza di trovar qualcuno che gli permetta poi di raggiungere anche l’unica porzione di pubblico che in realtà avrebbe voluto raggiungere, salvo che se non avesse dimostrato di poter eccellere in qualcos’altro non ci sarebbe riuscito.

Le stagioni del furore

È un ben strano autunno (intellettuale e ideologico) questo, in cui col cader delle maschere si svelano intenzioni e propositi non molto ben nascosti.

In fondo era tutto molto visibile e quei frutti in terra che sembravano esser cosa a sé, potevano mai esserlo davvero, se stavano nei pressi di certi riconoscibili alberi?

Sfumature di vario calore

Un classico di ogni anno, in questo periodo, son le riunioni familiari: come a tutti risulterà quel trovarsi attorno a una tavola sulla quale esporre le carte, in modo periodico ma anche armonico, così che il piano o il forte non siano in antitesi tra loro ma elementi a disposizione di tutti e di ciascuno, perché si possa decider di cosa servirsi dal ricco buffet.

Un comune sentire

Abituati alla quantità di fedeli presenti nelle solite funzioni, stupisce ritrovarsi alla messa di mezzanotte con tanti colpi di tosse e schiarimenti di gola in più.

Un’assemblea che federa piccoli tic, occhi chiusi durante l’omelia, per alcuni sempre troppo lunga o monotona, salvo occasionale maggior attenzione prestata ad alcuni passaggi e manifestata dall’apertura degli occhi o da un’inclinazione del capo.

E timorose o sfacciate occhiate ad abbracciar la folla che si pretende indistinguibile ma che mostra rassicuranti punti di riferimento in varie panche, disseminate lungo la navata.

E auguri, sì, in ogni caso. A tutti.

Chi la fa l’aspettativa?

Nei momenti di maggior ispirazione l’ozio siede pigramente su un cavallo a pendolo. Quello che tiene il tempo in quel modo bizzarro, con repentino ed imprevedibile movimento ad elle (che non è, purtroppo, il plurale di ella) e così non si riesce davvero a sapere o capire quanto ne stia passando, all’entità che gli si trova accanto.

Son quei momenti in cui ci si ritrova a pensar che il tempo pare quasi sospeso. Come se avesse fatto qualcosa di male e per questo avesse meritato una sanzione che, di fatto, par però premiare o punire tutti coloro che ne son soggetti, espliciti o sottintesi.

Mentre il tempo, non avendo coscienza, di sé o degli altri, neanche si rende conto e quando poi tutto sembra tornare a scorrer normalmente non serba ricordi o risentimenti, rimpianti o “Embè? Adesso è colpa mia?”

Ma no, lascia, lascia che sia, segui la scia e scivola, Scivola vai via… Via da te.

Sfinite possibilità

In un dialogo surreale tra reincarnati (consapevoli di esserlo) uno potrebbe dire all’altro -Ho avuto anche io le mie esistenze di smarrimento…-

Perché nell’eternità i momenti son più lunghi e i parametri cambiano, rispetto alle nostre piccole vite.

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