Viviamo in un’epoca social che sta dando grande importanza e inevitabilmente visibilità ai contenuti video. Questo comporta che lo sconosciuto appassionato di musica o canto, che pensi o sappia di avere un qualche talento o che comunque sia disposto a mettersi alla prova sia avvantaggiato rispetto a chi abbia analoghe passioni e capacità, nella scrittura.
Chi produce musica (o canto) sarà a suo agio col formato che viene favorito adesso perché seppure fosse di indole schiva, riservata ha comunque l’impostazione mentale giusta per accettare di doversi far sentire da un pubblico. Anche il fatto che vengano offerti spazi pubblici (mezzanini della metro, licenze per esibirsi sul suolo pubblico nelle piazze, etc) a chi voglia esibirsi va in questa direzione.
Chi scrive invece ha meno ribalte a disposizione ma, soprattutto, non può esimersi dal doversi creare un pubblico in modo più invasivo e, per questo, potenzialmente fastidioso. Quindi è una partenza ad handicap, perché di chi suona o canta, se ci si imbatte in un video si è curiosi di sentir cosa propone, c’è una predisposizione d’animo migliore. Sulle cose scritte, invece, l’approccio è diverso, più ostile, potremmo dire. Una cosa banale eppure significativa è che la musica si può fruire anche facendo altro, anche a occhi chiusi, letteralmente. Sembra proprio molto più facile averci a che fare, rispetto all’impegno che richiede leggere, soprattutto se dovesse capitare che i testi proposti siano lunghi e l’amara consapevolezza che se non catturi l’attenzione nelle prime due parole o sbagli un passaggio, probabilmente hai già perso il lettore. Al contrario del musicista o del cantante, che una nota possono anche perderla, se il prima e il dopo rimane di buon livello. Avrà a che fare con la velocità del flusso diversa.
Naturalmente non è colpa di nessuno, è solo così che vanno le cose. Suscitare emozioni al pari di ciò che appaga l’orecchio è più difficile in partenza, specie in ambiti generici. Occorre intrupparsi in contesti specifici, specialistici e attrarre un pubblico che è ricettivo proprio perché frequenta quei contesti specifici e specialistici. Salvo che ormai non si sa bene quali siano, social a parte. Che dovevano essere solo la grande distribuzione (come i supermercati) che raramente offrono l’eccellenza della bottega artigianale e invece sembrano esser diventati l’unico luogo possibile dove esibirsi.
L’equivalente dello youtuber (non solo in musica, anche nella recitazione o nella divulgazione di qualche materia, persino, tecnica) che inizia con pochi mezzi e poi diventa azienda non lo si troverà forse mai, in ambito scrittura, quale che sia il genere.
Per assurdo avrebbe più possibilità uno che legge o declama cose scritte da altri, che chi le scrive, se si limita a scriverle.
E andando a vedere come poi son andate le cose ad alcune aziende nate dal basso, come Amazon, che oggi guadagna più per tutto quello che è oltre ed altro rispetto a quel che facevano all’inizio (spedizioni), sarebbe quasi lecito aspettarsi che (ribaltando la spinta iniziale) uno scrittore sia costretto ad eccellere in medicina, architettura o danza classica, nella speranza di trovar qualcuno che gli permetta poi di raggiungere anche l’unica porzione di pubblico che in realtà avrebbe voluto raggiungere, salvo che se non avesse dimostrato di poter eccellere in qualcos’altro non ci sarebbe riuscito.