Quasi finita. Niente più post su splinder. Niente più media da caricarci, niente più gente che ti clicca nel profilo. Se penso a quanto mi incazzavo quando stavo scrivendo un post e mi si apriva quella stramaledetta notifica e io finivo per aprire per errore qualcosa perché si piazzava proprio in mezzo ai coglioni, nell’area di scrittura del post. Non è che sia stato tutto tutto bello, eh, diciamocelo. Però quando una cosa sta per finire si tende a vedere tutto più positivo. Come quando finivi la scuola e sapevi che, presumibilmente, certe persone non le avresti più riviste, magari ti stavano anche sulle palle ma pazienza, finisce lì, una bella stretta di mano, una pacca, qualche sorriso… ma vai, che è finita. Ed è lì l’errore: non è finito un cazzo, è appena iniziata. Ma queste son considerazioni del poi. Del quando ancora aspetti che oltre al poi arrivi anche ‘sto senno di cui tanto si parla e che dovrebbe portar benefici.
Questa fine, pure. non è una fine. Era iniziato qualcos’altro già prima che finisse la piattaforma, si era già allegramente migrati in tantissimi, sia pure ufficiosamente e mantenendo un pied-a-terre qui. E ora ce ne andiamo, ora danno lo sfratto a tutti. E chissà che i più stizziti non siano proprio quelli che se n’erano andati, piuttosto che quelli che eran rimasti. Ma come? Chiudete la baracca? Come se non potessero farlo, come se fosse un dispetto. Son solo cose che succedono, nella vita.
Buone cose a tutti quanti. A chi c’era, a chi se n’è andato, a chi rimarrà fino all’ultimo momento.
E piantatela di guardare quanti commenti ricevete, cazzo. Non è mica da quello che si capisce quanto valete. Ma un po’ lo si può stabilire, in negativo, basandosi sul fatto che prestate attenzione a queste cose.
